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Hai perso e paghi da bere? Non quando giochi a curling

CurlingIl curling, è uno sport introdotto ufficialmente alle Olimpiadi di Nagano, in Giappone, nel 1998.

Le prime testimonianze del curling risalgono agli inizi del XVI secolo in Scozia.

È diffuso soprattutto negli Stati Uniti e in Canada, ma esistono nazionali e campionati sparsi in tutto il mondo. In estrema sintesi, il curling è uno sport dove due squadre composte da quattro giocatori, lanciano a turno pietre dette “stones”, facendole scivolare su una lastra di ghiaccio verso un’area di destinazione detta “home”. Solo una squadra ottiene punti all’interno di un end, pari al numero di stones piazzate più vicine al centro del bersaglio house. Nella fase di gioco, una volta che il giocatore ha lanciato la stone, i compagni di squadra ne modificano traiettoria e velocità con l’azione di sweeping, strofinando cioè la superficie ghiacciata con scope, broom, che scaldano e di conseguenza fondono il ghiaccio in modo da ridurre l’attrito tra stone e superficie. L’effetto che si può imprimere sulla pietra è detto “curl” e la traiettoria può essere ulteriormente ampliata grazie all’azione delle scope.

Per come si sviluppa, il gioco assomiglia molto alle bocce tradizionali anche se, tra tattiche e strategie sempre più complicate, nei circuiti si è iniziato a parlare “scacchi fra i ghiacci”.

Scopo del gioco

Lo scopo del gioco è quello di far scivolare sul ghiaccio le stones in modo da piazzarle tra la riga di fondo e la “hog line”, ovvero quella linea disegnata a circa tre quarti di campo che indica la zona al di là della quale le stones sono in gioco.

La stone viene eliminata se:

  • non supera completamente la hog line;
  • supera completamente la linea di fondo;
  • tocca una delle due linee laterali;
  • se viene rilasciata dopo la hog line nella parte del campo da cui si stanno effettuando i lanci
  • se viene toccata lungo la sua corsa.

Curiosità particolari

Un elemento assolutamente distintivo del curling è poi l’estrema correttezza che lo caratterizza.

Pur essendo competitivo, le regole del curling si basano sull’onore e sul rispetto dell’avversario e nella maggior parte delle partite non ci sono arbitri o giudici.

Ad alti livelli i giocatori non esultano per gli errori della squadra avversaria e ci si aspetta che si chiamino da soli i falli, che vengono commessi quando una pietra in movimento viene a contatto con la scopa o il proprio corpo. Alle volte succede che una squadra decida di abbandonare la gara nonostante non abbia matematicamente perso ma sia in netto svantaggio: è considerato un gesto piuttosto nobile, e viene segnalato togliendosi i guanti e offrendo agli avversari una stretta di mano.

In generale, anche nei tornei importanti, il clima è piuttosto amichevole: la World Curling Federation stessa parla di “spirito del curling” per indicare un atteggiamento estremamente sportivo e rispettoso della squadra avversaria, la quale secondo una tradizione è tenuta a pagare da bere alla squadra perdente alla fine di una partita.


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